Labas e l’oltraggio ai beni comuni

Mi autodenuncio subito. Sono uno di quelli che il mercoledì andava al Labas, la cui sede è un’ex caserma militare di Bologna. Sono a pieno titolo – e lo rivendico con orgoglio – un radical chic e forse, anche, un buonista. Sono però decisamente più preoccupato da quello che è accaduto questa mattina – all’alba – all’ex caserma occupata dai ragazzi del centro sociale Labas. In nome di una cosiddetta legalità – tutta da dimostrare – il centro sociale è stato sgomberato manu militari con scene che non si vedevano da almeno quarant’anni. Finisco con l’autodenuncia concedendomi una digressione autoreferenziale. Tre anni fa scrissi il mio unico libro che era un viaggio nei movimenti. E mi imbattei nell’occupazione dell’ex colorificio a Pisa. Un’esperienza di autogestione e di politica di beni comuni, al tempo un vero e proprio fiore all’occhiello. In punta di diritto tra l’altro. Anzi, di Costituzione. Un po’ come il caso della Ri-Maflow in Lombardia, pur nella diversità dei casi, un’azienda fallita occupata dai dipendenti e fatta ripartire.

A Pisa partì una campagna dal titolo emblematico  “Io pratico la Costituzione”. Ci sono infatti, un paio di articoli nella nostra Carta, il 41 e il 42 per l’esattezza, che danno una copertura alle occupazioni, andando al di là di qualsiasi dibattito da bar sulla legalità. Se un edificio perde la sua funzione sociale, anche la proprietà privata, qualunque essa sia, perde fondamento giuridico. Questo per dire che quella caserma abbandonata a se stessa – e che può fare solo gola a eventuali speculazioni edilizie in loco – non aveva più una sua funzione sociale (il Comune aveva provato a venderla almeno un paio di volte senza riuscirci). Che cosa rappresentava? Nulla. Quell’edificio è stato fatto rivivere, risistemato e aperto al pubblico – e qui entra in scena il mio essere radical chic – con una serie d’iniziative che avevano un interesse pubblico. In primis il mercatino del mercoledì, a chilometro zero, un modo diverso d’intendere l’agricoltura (e non solo l’agricoltura). Un mercatino – e io ne sono testimone diretto visto che ci andavo spesso il mercoledì – che richiamava persone. Questo è solo un esempio. Ma che dimostra come quell’edificio abbandonato a se stesso avesse recuperato una sua funzione sociale, proprio come chiarisce la Costituzione. Un bene comune, a tutti gli effetti. Allora, forse, è il caso d’interrogarsi per l’ennesima volta su come la politica esca inevitabilmente sconfitta da questa storia. Basterebbe leggere le dichiarazioni del sindaco Merola che sembra dalle sue parole, uno capitato per caso alla guida della città.  Una politica che è incapace di gestire situazioni come questa, certifica assolutamente perché ormai non sia più rappresentativa di una buona fetta di popolazione (senza stupirsi poi delle percentuali abissali di astensioni e di fughe degli elettori dalle urne). Dopodiché c’è un altro problema che una volta per tutte il partitone (così lo chiamavano, anche se le percentuali non sono più quelle di un tempo) dovrebbe chiarire. Vuole appiattirsi e trasformare qualsiasi situazione, simile a quella di Labas, solo come una mera vicenda di ordine pubblico ed eventualmente anche di decoro (e su questo punto ce ne sarebbe da ridire)? Perché se fosse così, è evidente che ha lasciato la gestione della città – che sia Bologna che sia l’Italia o qualsiasi altra città – alle forze dell’ordine. E quest’ultimo aspetto, visto che dovrebbe essere la politica a guidare, è forse ancora più inquietante di tutto il resto.

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