Archivio mensile:aprile 2016

Libri/57 La madre di tutte le stragi

9788806218409

 

 

Portella della Ginestra sembra (sempre) troppo lontana nella memoria. Tanto da diventare spesso una strage dimenticata. Nella storia dei misteri d’Italia, purtroppo, non ha lo stesso appeal per il lettore che hanno avuto e hanno tuttora le altre stragi. Ma se piazza Fontana viene da sempre considerata la perdita d’innocenza di un’intera generazione, non si può non credere che Portella della Ginestra non sia invece la perdita d’innocenza di una Repubblica, appena nata e reduce dalla Seconda Guerra Mondiale. Primo maggio 1947. Loriano Macchiavelli riporta tutto lì, nel suo ultimo libro “Noi che gridammo al vento”. Ma non è un libro che prova a ricostruire, tassello dopo tassello, i tanti depistaggi e tanti punti oscuri di quella strage. E’ molto di più, perché Macchiavelli con il suo “romanzare” dal particolare arriva al generale, definendo quello che rischia di non essere solo un’opinione: Portella della Ginestra è l’inizio di tutto, la madre di tutte le stragi, l’inizio (probabilmente) della stessa strategia della tensione. Ma in questo libro non troverete nessun vezzo da dietrologo. L’unico sguardo all’indietro, è a quel 1947. Macchiavelli ambienta il suo libro e lo contestualizza nel 1980 (l’anno di Ustica e della strage di Bologna), puntando forte su due figure femminili che si prendono la scena del libro, pagina dopo pagina: da una parte Francesca, Ceschina, figlia di un boss morto e diventata donna di fiducia, braccio destro di un capomafia, amico del padre. Dall’altra Stella che lascia Basilea e l’università per tornare in Sicilia. Il passato di entrambe è legato a doppio filo alla strage di Portella della Ginestra. L’intreccio è avvincente. Macchiavelli procede in questa sua trilogia delle stragi come aveva fatto in precedenza, lavorando molto sui personaggi, sui loro vezzi e sui cosiddetti pezzi grossi, quei personaggi che non sono puramente di fantasia ma che sono riconducibili inevitabilmente a personaggi reali dell’epoca. E poi i luoghi in cui il romanzo è ambientato. E’ evidente che sin dalle prime pagine che la descrizione dei paesaggi, dei sapori, degli odori sia frutto di sopralluoghi mirati e circostanziati. E infatti, per chi è stato in quelle terre, leggendo le pagine di Macchiavelli, c’è un’inevitabile empatia di ritorno che provoca piacere nella lettura e che comunque non è slegata dal giallo in sé. Senza dimenticare una serie di personaggi minori ma alquanto significativi, come Omero e il professore, che aiutano il lettore ad avere una rinfrescatina sui fatti dell’epoca. E’ proprio un bel romanzo. E questa volta, ancora di più che in Strage, la Sicilia come metafora, è ottimo elemento narrativo per capire che cos’è successo o che cosa non è successo negli ultimi 70 anni di storia italiana. Da Portella della Ginestra in poi.

 

Noi che gridammo al vento

Loriano Macchiavelli

Einaudi, 368 pagine, 19,50 euro

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Libri/56 1992, i giorni di fuoco di Los Angeles

La mia recensione sul libro di Ryan Gattis “Giorni di fuoco” uscita il 30 marzo sulle pagine di Qn-Quotidiano Nazionale (il Resto del Carlino-La Nazione-Il Giorno)

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Se il 1977 è l’anno del blackout di luglio, così come lo racconta Garth Risk Hallberg nel suo mastodontico libro “Città in fiamme”, il 1992 è l’anno delle rivolte. Quindici anni dopo, gli Stati Uniti bruciano ancora. E nulla sarebbe stato più come prima. Ryan Gattis nei suoi “Giorni di fuoco” (410 pagine, Guanda editore) racconta la Los Angeles che reagì all’assoluzione dei quattro poliziotti responsabili del pestaggio del tassista nero Rodney King. Sei giorni di tumulti tra il 29 aprile e il 4 maggio 1992. Se esiste il gangsta rap, la rabbia in versi, probabilmente è anche perché ci sono stati quegli scontri. Ecco per capirsi: gli N.W.A (acronimo di Niggaz Wit’ Attitudes) non sarebbero mai nati e anche tutta la scena rap successiva inequivocabilmente derivativa. Basti pensare che negli N. W. A. c’erano «tipetti» del genere come Dr. Dre e Ice Cube e in quegli anni se ne uscirono con “Fuck the police” che finì, ovviamente, nel mirino del Fbi. Gattis all’epoca aveva tredici anni. E viveva a Colorado Springs ma il fuoco lo vide in tv assieme ai suoi genitori. Nel 2008 quando andò a vivere a Los Angeles, cominciò a raccogliere testimonianze su quei sei giorni del 1992. Un personaggio del suo romanzo, Lili Creeper, dice: «Ci saranno altre rivolte nel 2022 o anche prima, non lo so». Comunque profetico.

 

Ryan Gattis

“Giorni di fuoco”

410 pagine, 22 euro  Guanda editore 

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