Archivio mensile:dicembre 2015

Perché non Podemos in Italia

Affluenza alle urne e biografia dei leader di Podemos e Syriza. Forse il segreto sta tutto lì. E anche la spiegazione perché una Podemos italiana o una Syriza tricolore non nascerà mai. Nonostante i leader dei cespuglietti di sinistra continuino a elogiare ed esaltare, in corretta alternanza, Iglesias e Tsipras. Questa volta, ad esempio, tocca a Pablo Iglesias. Con Podemos è arrivato al 20% nelle ultime elezioni spagnole. Bel risultato. Un’utopia, almeno al momento, per chi in Italia sogna di fare qualcosa di sinistra. Innanzitutto l’affluenza alle urne. In Spagna ha votato il 69% degli aventi diritto, una cifra molto diversa (e molto lontana) da quella registrata nelle ultime consultazioni nel nostro paese (che fossero Comunali, Politiche, Regionali o Europee, poco importa, quasi sempre solo un italiano su due è andato a votare). Poi anche nel nostro paese è uscito il libro di Iglesias che altro non era che la sua tesi di laurea. Una tesi sui Disobbedienti italiani e sul lavoro preparatorio per le manifestazioni di dissenso al G8 di Genova. La partecipazione alle manifestazioni contro il G8 di Genova, ovviamente, non può essere una (o l’unica) stella al merito per chi decide di fare qualcosa di sinistra. Ma è altrettanto vero che se si incrocia la biografia di Iglesias con quella di Tsipras, balza all’occhio che anche l’attuale premier greco ha partecipato a quelle manifestazioni lì. Ora proviamo a fare un gioco: quanti dei leader italiani di sinistra o presunti tali o addirittura aspiranti possono dire di essere stati a Genova? Fassina, Civati e via dicendo, no. Nessuno di loro. Ed ecco una possibile spiegazione del motivo perché non potrà mai esserci una Podemos italiana. Che lo si voglia o no, il G8 di Genova è stato uno snodo cruciale della storia internazionale recente. I movimenti che vi parteciparono, sono stati i primi a teorizzare, in anticipo sui tempi, quelli che allora sarebbero potuti essere gli effetti di una crisi globale e che poi nei fatti si sono rivelati per essere ancora più incisivi e sconvolgenti sulle nostre vite. Quel bagaglio culturale lì è fondamentale per provare a fare qualcosa di sinistra. Detto questo, la partecipazione nei movimenti che contrastarono il G8 di Genova, estendendo una critica che non fosse solo quella di urlare il proprio dissenso, è stata la semina per far partire qualcosa dal basso che si è coniugato assai bene sia in Spagna sia in Grecia, tenendo conto anche dell’inasprirsi dell’austerity nei due paesi. Senza perdere mai di vista la piazza nel corso degli anni: basti pensare agli Indignados base di riferimento dello stesso Podemos. Quindi, movimenti dal basso. Senza storcere il naso, proprio perché i leader venivano da quella storia, e nemmeno ostracizzare chi di solito tiene le piazze, ci va, manifesta e non può essere solo considerato un problema di ordine pubblico, ma anzi è in cerca di una rappresentanza. In Italia è mai successo tutto questo? La risposta è fin troppo semplice: no. Anche perché la maggior parte dei propositi di fare qualcosa di sinistra, è partita dall’alto. O se non è partita dall’alto, ha trovato comunque una sua rappresentazione in chi si trovava a occupare già posizioni politiche di rilievo. Per essere più espliciti, restando ai casi recenti: nel primo caso i vari Fassina, Sel e Sinistra italiana, nel secondo Civati con il suo progetto “Possibile”. E così manca tuttora il vero link con la base e più in generale col basso che ha reso Syriza prima e Podemos poi in grado di rappresentare chi non si sentiva rappresentato e di portare la gente a votare, vincendo una disaffezione che iniziava a prendere campo anche nei due paesi. Ecco perché almeno in Italia e almeno per ora, visto lo scenario attuale, non Podemos. Ed è anche inutile far credere che sia possibile. O limitarsi a cantare vittoria per gli altri.

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