Archivio mensile:luglio 2015

I veleni di Palermo

Puzza. Puzza assai tutta questa storia del governatore della Sicilia, Rosario Crocetta e dell’intercettazione (secretata o non) con il suo medico che è attualmente in arresto. La frase intercettata è assolutamente choc. Di uno squallore assoluto.  Il medico Tutino direbbe (condizionale d’obbligo): “Lucia Borsellino va fatta fuori come suo padre”. Lasciando da parte la gravità della frase, per un istante, l’assordante silenzio del governatore Crocetta dopo che il suo medico ha pronunciato quelle parole e di come  almeno nell’ultimo mese le carriere costruite su una supposta Antimafia (i veri professionisti per dirla alla Sciascia) si siano miseramente accartocciate diventando materia per inchieste giudiziarie, quello che colpisce è l’assoluta mancanza della presunzione d’innocenza per Crocetta  da parte di quello che dovrebbe essere il suo partito di riferimento, il Pd, con cui i rapporti sono stati assai conflittuali, soprattutto con il segretario-premier Renzi. D’altronde Renzi che si era mostrato molto più cauto – per non dire garantista – nei confronti di casi ben più certificati nelle responsabilità degli esponenti Pd; non ha aspettato nemmeno la smentita della procura di Palermo (“l’intercettazione non risulta agli atti dell’inchiesta”) che già aveva rottamato Crocetta, sbandierando attraverso i suoi fieri scudieri l’immediata possibilità di nuove elezioni o ventilando, addirittura, un commissariamento per serrare le fila e per preparare il solito schema Pd-Ncd anche per il governo futuro della Sicilia. L’altro aspetto che di per sé inquieta è come di prepotenza torni d’attualità la questione intercettazioni e le pubblicazioni di esse. Tutto questo a una settimana di distanza dall’affaire intercettazioni Adinolfi-Renzi (definite dal Pd “pure illazioni”). Dietrologia eccessiva? Polpetta avvelenata? No, contestualizzazione necessaria per provare a capire che cosa sta succedendo in Sicilia. E per dirla (ancora) alla Sciascia di quanto ancora una volta la Sicilia sia la metafora. La metafora dell’Italia. Ora Crocetta, già traballante sin dall’inizio della sua tutt’altro che entusiasmante esperienza di governo, deve difendersi più che dai non effetti della sua politica, da un’intercettazione che rimane un giallo ma che intanto è diventata un caso politico. E che lo “condannerà” a una fine anticipata della sua esperienza di governo. I veleni di Palermo proprio come negli anni Ottanta. Un clima mefitico che si espande dalla Sicilia perché, lasciando da parte ora la questione Crocetta, c’è quella dell’Antimafia di facciata con cui sono state costruite vere e proprie carriere. A ventitré anni dalla stagione delle stragi di Capaci e via D’Amelio e da quella voglia di reagire e combattere che fece parlare di una Nuova Resistenza, che cosa è rimasto di quel vento e di quell’impegno di fronte al teatrino siciliano degli ultimi mesi?

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Tsipras, la grande occasione persa

Il titolo non inganni. Non è Tsipras ad aver perso una grande occasione. Ad aver perso una grande occasione invece, sono stati tutti quei Paesi (Italia in prima fila) che invece di schierarsi concretamente dalla parte della Grecia per creare una coalizione forte in grado di cambiare quest’Europa; hanno taciuto o solamente assecondato il Moloch tecno-finanziario impersonificato dalla linea nazionalista tedesca o ancora peggio si sono permessi di dare lezioni ad Atene su come gestire il debito, abdicando a quello che dovrebbe essere il ruolo della politica e trasformandola in una serva sciocca non tanto del capitale (perché i soldi qui sembrano sempre di più virtuali) ma della finanza più becera. Tsipras non aveva un piano B e lo si è capito (ma non lo aveva nemmeno Varoufakis che continua a cianciare per ritagliarsi in un immediato futuro un ruolo da protagonista ma di questo futuro ne parleremo tra poco). Tsipras però, ha tenuto in piedi la politica come unico strumento per provare a cambiare l’Europa. È arrivato fin dove ha potuto. È riuscito a creare una crepa in quel Moloch cui si faceva cenno prima ma nessuno (salvo per pochissime ore la Francia di Hollande) ha colto che quella era l’occasione. Poi di nuovo tutti allineati, coi fucili e con le corde pronte a stringere il collo di colui che ha osato mettere in discussione quest’Europa qui. E che comunque un risultato l’ha raggiunto: creare un forte e più deciso sentimento di rabbia contro questa Europa qui. Quanto vale? Poco e sarà molto pericoloso se se ne imposseseranno i vari nazionalismi e una caduta del governo Tsipras in Grecia potrebbe essere un buon viatico (un contributo seppure indiretto l’ha dato la narrazione dominante nel nostro ipocritica paese, provando a rappresentare Tsipras come uno stolto o viceversa come un populista diventato traditore). Molto se invece la sfida al Moloch, sfruttando quella piccola crepa, sarà raccolta da altri. A iniziare dal nostro ipocrita Paese che ne avrebbe ben donde a muoversi in questa direzione. Ma è chiaro che per fare qualcosa di questo genere non possono bastare gli slogan del premier che si ricorda dell’iniquità di quest’Europa solo quando gli fa comodo (vedi questione migranti) ma che ha dimostrato ampiamente di non avere idee su come cambiare l’Europa. Come non può bastare l’inutile riposizionamento, sempre sull’onda di dichiarazioni fedeli alla moda del momento (“faremo la Syriza italiana” “siamo dalla parte della “Grecia”), dei cespuglietti a sinistra. Eppure quel territorio lì, ecco la grande occasione persa, è quasi incontaminato (a parte appunto il tentativo di Tsipras in Grecia) e ci sarebbe da investirci parecchio sopra, in termini di energie, impegno e battaglie.