Archivio mensile:giugno 2014

Libri/19 Gli eroi imperfetti

 

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Ponte Milvio non è quello dei lucchetti. Almeno in questo libro. Non c’è niente di ardori, più o meno tardoadolescenziali, e di primavere in grado di ribaltare il cuore e di far venire le farfalle nello stomaco. C’è invece la cupezza in questo esordio di Stefano Sgambati, “Eroi imperfetti” (279 pagine, 15 euro, Minimum Fax editore), proprio come si conviene a un mistero che sembra sul punto di essere risolto o svelato al lettore, ma che invece continua a rimanere sullo sfondo. Inquietante. Un’ombra del passato che sembra avvolgere e travolgere tutto. Così inquietante per una coppia che si ritrova addosso tutto il peso di una rivelazione che non viene mai rivelata nelle pagine del libro. Detto così sembrerebbe tutto un alambicco mentale. Meglio passare ai personaggi allora. C’è un vinaio che oltre a essere esperto di bottiglie, si diletta e anche molto bene in cucina. E c’è anche sua moglie. Ecco la coppia. Una coppia che sembra aver un equilibrio. Granitica nella sua unità, complementare nel ritrovarsi a fare i conti con una vita scandita da giornate che sembrano sempre uguali alle altre. Riproducibili quasi tecnicamente. Finché non arriva Gaspare, uomo del mistero, titolare di un negozio di cornici. Un uomo dai modi gentili e delicati che riesce a insinuarsi nella vita della coppia fino a scombinarla una sera a cena con una rivelazione che riporta tutto indietro nel tempo. E quella rivelazione incombe su tutto il romanzo. Gaspare è vedovo: sua moglie è morta in circostanze mai chiarite ed è stata ritrovata nel Tevere. Mentre tiravano su il cadavere, un tardoadolescente in motorino, Matteo, vede le operazioni di recupero. Matteo fa il libraio e c’entra anche lui in questo romanzo corale dove le coincidenze e ricorsi più o meno storici abbondano senza togliere mai quella cappa di cupezza che tutto avvolge. Come la stessa vita di Matteo che pensa di aver trovato la donna della sua vita in Irene, figlia inquieta di Gaspare, che ancora non sa spiegarsi come è morta sua madre e che non riesci a staccarsi dalla presenza (anche nell’assenza) ingombrante del padre. Scritto così tutto di un fiato sembra quasi di presentare un romanzo giallo, un po’ noir. E invece non è propriamente così. Perché gli eroi imperfetti, cui fa cenno la quarta copertina del libro, non sono quelli che fanno le rivoluzioni in Bolivia, non si arrampicano sugli alberi nelle foreste amazzoniche, ma si mettono, uno davanti all’altra al tavolo, come succederà alla coppia descritta sopra, quando sarà tempo della resa dei conti per evitare che quel vincolo – non solo matrimoniale, ma anche di fiducia – non si spezzi.

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A sinistra, in direzione ostinata e contraria

Un riassunto contro l’ipocrisia. Ok, la mossa di Barbara Spinelli dell’Altra Europa per Tsipras non è stata delle migliori. Mi candido, ma se vengo eletta rinuncio alla poltrona, sono stata eletta (in due collegi) e allora  lascio, ma aspettate un attimo, fatemi pensare, perché sì forse ci ripenso e vado in Europa. Questo potrebbe essere il riassunto che trasuda dallo stream of counsciousness della suddetta Spinelli che sarebbe pronta a tornare sui suoi passi e a diventare eurodeputata. Eccola là, la prima critica: sono tutti uguali, tutti pensano alla poltrona. Critica dozzinale. Certo, la Spinelli non è stata una maestra di stile, ma il problema vero è che tutti (o quasi) si sono limitati a guardare il dito. E il dito significa vedere la Spinelli solo nel suo status acquisito di “eletta al parlamento europeo”.  Sfugge invece, un po’ a tutti, il vero status (che si potrebbe definire ascritto) della Spinelli in Altra Europa per Tsipras, quello di garante della lista. E una garante deve garantire che quello che si è deciso venga rispettato. E il punto è proprio questo: l’ingresso nella Gue, la sinistra europea. Per l’Altra Europa per Tsipras non è mai stato un optional, ma una certezza. Ora questo ripensamento della Spinelli che io vedo (parere personalissimo) solo come un modo per garantire che tutto vada così come si era stabilito (quindi l’adesione alla Gue) scoperchia come un vaso di Pandora le basi tutt’altro che stabili, anzi assai precarie, su cui era stato costruito il tutto. E scoperchia anche un modus operandi, soprattutto a sinistra che, nonostante l’aver superato il celebre sbarramento dell’4% alle ultime Europee, non può portare a nulla di buono. Se non all’ennesima gazzarra, cui tra l’altro stiamo assistendo. Volano gli stracci in superficie. Ma non si ragiona in profondità. E per ragionare in profondità, bisogna sgomberare ancora una volta il campo dalle reciproche appartenenze a quelli che ormai sono dei cespugli o cespuglietti a sinistra (Rifondazione e Sel, tanto per intendersi e tanto per non continuare a girarci troppo attorno). L’anomalia con cui è partita l’Altra Europa per Tsipras, purtroppo, non è stata ancora risolta. Un progetto iniziato dall’alto, dai garanti, che è riuscito a coinvolgere alcune esperienze del basso. L’aver superato lo sbarramento europeo doveva servire – così auspicano in molti, ma forse non tutti – a mettersi attorno a un tavolo per costruire un soggetto di sinistra con un’altra idea dell’Europa rispetto a quello che viene propagandata a piè sospinto dal Pse e dal Ppe (d’altronde le differenze non sono così nitide come vorrebbero farci credere) che uscisse definitivamente dalle secche di un dibattito sterile in cui gli ultimi residui di partiti di sinistra provano a mostrare quei pochi “muscoli” che ancora hanno. La linea di Sel, troppo subalterna al Pd, ha dimostrato tutta la sua inapplicabilità anche dove fino a qualche tempo fa il partito era e resta forte (la Puglia a esempio dove l’emergenza Ilva, non solo per la questione lavoro ma soprattutto per quella ambientale, è dirimente per capire come quel partito non abbia più argomenti per essere realmente alternativo).  Per non parlare di Rifondazione che rischia da anni di fare la stessa fine del panda, un partito che rischia seriamente l’estinzione. E allora ragionare su qualcosa di diverso dovrebbe essere l’impegno di tutti quelli che credono che la sinistra debba essere ancora rappresentata. Il problema però è un altro: capire che quando si parla di sinistra (sempre che si voglia continuare a utilizzare questo termine facile per la catalogazione e difficile per includere chi non si sente più rappresentato ormai da tempo) che cosa si intenda per sinistra.  Ecco forse più che accapigliarsi su (presunte) rendite di posizione – visto che il fato ha voluto che con la rinuncia della Spinelli nei due collegi fossero pronti a subentrarle (neanche a farlo apposta) un rappresentante di Sel e una di Rifondazione – sarebbe meglio discutere su come costruire un soggetto davvero alternativo che parta dal basso. Le ultime elezioni europee – nonostante mal di pancia, turatine di naso – hanno dimostrato come ci sia bisogno ancora di un soggetto che rappresenti la sinistra. Quello che ancora a tutti non è chiaro è che l’Altra Europa per Tsipras ha ottenuto quel risultato non perché pensavano che era la somma delle parti, tra Rifondazione e Sel, l’ennesimo esempio di fusione a freddo, ma una lista che pur con tutte le difficoltà del caso era rappresentativa di un mondo che da tempo Sel e Rifondazione non riescono più a rappresentare. Ecco perché, concludendo il riassunto contro l’ipocrisia, non stupisce il possibile dietrofront di Barbara Spinelli, se si ragiona sul suo status “ascritto” di garante della lista e non su quello acquisito di eletta di fronte allo stillicidio di voci (soprattutto interne a Sel, ma quel partito non aveva scelto votando una mozione di appoggiare Tsipras) che metterebbero in discussione l’adesione alla Gue. Certo, garantire che l’Altra Europa faccia il proprio percorso in Europa, aderendo alla Gue, non basta. Non può bastare. Come non può bastare richiamarsi a una non meglio precisata “Syriza italiana” senza rendersi conto di quello che è realmente è stato fatto in Grecia per costruire il movimento che ha vinto le ultime elezioni in quel paese. C’è il percorso più difficile da fare per rendere credibile questo soggetto e lì, purtroppo, nonostante le tante idee e gli input che arrivano da fuori e soprattutto dal basso, la strada sembra ancora in salita.

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