Archivio mensile:maggio 2013

Mafie e Antimafia, un dizionario per non dimenticare

La mia recensione uscita oggi su Qn (il Resto del Carlino-La Nazione-Il Giorno) al “Dizionario enciclopedico di mafie e antimafia” (Gruppo Abele Edizioni).

mafia

Più che un dizionario, anche se le voci vanno dalla A (agromafie) alla Z (zoomafie) in rigoroso ordine alfabetico, è un’enciclopedia. Nell’incertezza — si fa per dire — le edizioni Gruppo Abele ha deciso di intitolare così questo volume di 518 pagine: «Dizionario enciclopedico di mafie e antimafia» (26 euro, Ega). ‘‘Narcomafie’’, il mensile diretto da Livio Pepino e Manuela Mareso (i due autori del dizionario enciclopedico), ha iniziato nel 2003 a inserire in ogni numero una voce enciclopedica — che spaziasse da conoscenze sociologiche a quelle giornalistiche — e che riguardasse la mafia in tutte le sue molteplici forme. Erano gli anni di quello che può definirsi «inabissamento», ma le mafie continuavano a sparare e soprattutto a fare affari, diventando delle vere e proprio spa e incidendo anche sul Pil del paese. In questo dizionario c’è l’ecomafia in tutte le sue declinazioni e convergenze, c’è il terzo livello, teorizzato da Giovanni Falcone (con Giuliano Turone), dove la mafia e la politica si incontrano. C’è anche la trattativa. Le voci del dizionario sono scritte da chi è impegnato in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata: dai magistrati Raffaele Cantone e Antonio Ingroia a esperti come Tano Grasso e Alberto Vannucci.

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L’esempio di Agnese Borsellino per tutti quei cittadini a intermittenza

“Non si può essere cittadini a intermittenza”. Mentre don Luigi Ciotti pronuncia queste parole dal palco di Torino, Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, annuncia la morte di Agnese, la moglie del magistrato ucciso anche dalla mafia il 19 luglio 1992 nella strage di via D’Amelio. Agnese non è stata una cittadina a intermittenza. Ha fatto coraggio ad Antonino Caponnetto, quando il padre del pool antimafia con gli occhi increspati di lacrime, ha detto al suo arrivo a Palermo, dopo la morte di Paolo Borsellino: “E’ finito tutto”. Non è finito tutto. Soprattutto ventuno anni dopo quella strage, quando i contorni dell’opera di depistaggio prima sui mandanti e il contesto in cui è maturata (l’ormai famosa trattativa) iniziano a delinearsi. Agnese da quel 19 luglio del 1992 non si è spesa soltanto per ricordare al meglio la figura di suo marito, ma anche per essere davvero una di quelle cittadine che difendono i loro diritti fino alla fine. Il primo diritto di Agnese, anche ora che non c’è più, è la verità: sapere quello che è successo quella domenica pomeriggio a Palermo e soprattutto quello che è accaduto nei mesi precedenti, dopo la morte di Giovanni Falcone, quando Paolo Borsellino è rimasto solo. E da solo è andato incontro alla morte. Le manifestazioni in tutta Italia, la voglia di spendersi, di partecipare alle iniziative, di esigere la verità è l’essenza stessa dell’essere cittadino. Agnese, fiaccata dalla malattia, non si è tirata mai indietro. Si è presentata davanti ai magistrati di Caltanissetta, ha raccontato le confidenze del marito che sapeva di essere braccato non solo dalla mafia. Borsellino infatti disse: “La mafia mi ucciderà solo quando gli altri lo consentiranno”. L’esempio di Agnese non dovrebbe mai cadere nel vuoto.

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Hanno ucciso la bellezza

liuti

La mia recensione al libro di Giancarlo Liuti “La resa dell’usignolo” (liberilibri) uscita su Qn (il Resto del Carlino-La Nazione-Il Giorno)

Andrea (forse) non ha l’età per
ascoltare i Marlene Kuntz
che cantano, ininterrottamente,
«cerchiamo la bellezza ovunque».
Lui cerca la bellezza in pile di
libri accatastati nella sua casa e
infilati nella sua borsa di pelle.
Ma, come per i Marlene Kuntz, è
un’impresa disperata trovarla. E
in questo rincorrere la bellezza
—estetica ma non solo—che
forse non c’è più, nemmeno
nello sguardo della moglie
Marianna, coinvolge l’amico di
sempre Michele che è un uomo
di scienze. Basta una sfumatura
per avviare un girotondo. E sono
diversi i girotondi nel libro “La
resa dell’usignolo” di Giancarlo
Liuti (edizioni liberilibri, 13 -)
che racconta qualcosa di più di
un semplice giallo: chi ha ucciso
una ventenne così avvenente?
Chi ha osato uccidere la bellezza?
Michele, dopo una cena a casa
dell’amico Andrea, si ritrova
fisicamente coinvolto nella
morte della bellezza, ritrovando
il corpo della ventenne: è
sospettato, interrogato e poi
viene dichiarato definitivamente
estraneo alla vicenda. Ma ormai è
troppo tardi: il baco sulla
bellezza da ricercare, per
definirne l’essenza, inoculatogli
proprio dalle discussioni con
l’amico, lo divora. Vorrebbe, se
solo fosse possibile, trovare
l’assassino della giovane e
spiegare quella bellezza uccisa e
l’ostinata voglia di continuare a
ricercarla. Un’impresa difficile
per un uomo di scienza.

usignolo

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