Archivio mensile:dicembre 2012

Libri/2 Mike Balistreri: eroe tragico di professione

radici

 

Michele fa il commissario. Ma il suo passato è già un romanzo: Libia, Ordine Nuovo, mani che sparano e che si sporcano di sangue. Roberto Costantini ha appena pubblicato il secondo libro della trilogia del Male: “Alle radici del Male” (Marsilio Editori, 19,50 euro), il primo, uscito l’autunno dello scorso anno, era “Tu sei male”. Trilogia, giallo o noir (generi letterari distinti ma che si contaminano, visti i tempi, con paurosa facilità). Tre parole, messe in fila, che fanno pensare alla trilogia più letta degli ultimi dieci anni, “Millenium”, e al suo autore Stieg Larsson. E in effetti le affinità, almeno nella forma, ci sono. Ma Costantini non è uno del mestiere. Larsson era un giornalista e anche scrittore. Costantini di professione fa l’ingegnere, ma si è dimostrato assai bravo nell’intrecciare la storia d’Italia e i suoi tanti misteri e la storia personalissima di Michele “Mike” Balistreri, il protagonista della trilogia. Un eroe tragico: novecentesco, ma con i piedi e le mani intrappolate nel nuovo secolo. Il primo capitolo della trilogia non ti lascia nemmeno un secondo per tirare il fiato o alzare gli occhi dal libro. Due mondiali, quelli vinti dall’Italia (1982 e 2006) e due ragazze morte (anche qui ci sono gli uomini che odiano le donne), sullo sfondo il Vaticano, soprattutto la sua dark side (Ior e quant’altro), Servizi Segreti, naturalmente deviati. E quel passato ingombrante per Mike. Quel passato che scivola via tra le quasi ottocento pagine del secondo capitolo della trilogia. Lì c’è la Libia con l’avvento di Gheddafi e  le sponde italiane per la dittatura del giovane colonnello. Ma c’è anche l’adolescenza di Mike. L’intreccio che regge questo secondo libro è un salto mortale. A volte sembra persino un po’ forzato. Le coincidenze sono così tante dagli anni ’60 libici agli anni ’70 italiani. Ancora, sullo sfondo, come nel primo capitolo della trilogia: servizi segreti, mafia, la dark side del Vaticano e questa volta anche il mondo (o)dorato dello spettacolo (la tv per l’esattezza). Il salto mortale riesce. E’ bello questo prequel (ormai una moda anche nel mondo dei libri, vedi Don Winslow e Irvine Welsh), ma non ai livelli del primo libro. Ma ha una particolarità che anche questa volta ti obbliga a non staccare mai gli occhi dalle pagine: nel finale, in netto crescendo, fai un’ipotesi su chi potrebbe essere l’assassino (anche se il termine potrebbe diventare riduttivo, perché poi ci sono gli amici degli amici i mandanti) e la pagina dopo vieni sconfessato e così via fino al finale. In fondo è questa la magia di un noir o giallo che dir si voglia. Non dare nulla per scontato. E lo sforzo che fa il lettore è lo stesso del commissario Balistreri nell’individuare il killer che uccide le ragazze e le recide il dito medio. Troverà la soluzione, facendo i conti proprio con il suo ingombrante passato. Nichilista, disincantato ormai, tombeur de femme, questo Balistreri è uno che odieresti al primo incontro, ma la sua vita non può non affascinarti. Non riesce a salvare il mondo, anche se ci prova. Ma è un eroe. Un eroe tragico inchiodato al suo passato. E a un destino inevitabile.

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Perché l’Italia è un paese per corrotti

corruzione

La mia recensione al libro “L’atlante della corruzione” (Gruppo Abele Edizioni) uscita su Qn (il Resto del Carlino-La Nazione-Il Giorno)

 

Abbiamo imparato l’alfabeto della corruzione vent’anni fa. Dall’arresto di Mario Chiesa, il «mariuolo» secondo Craxi, e dall’esplosione di Mani Pulite i termini corruzione (appunto) e concussione sono diventati, purtroppo, di uso comune. Vent’anni dopo, caduta la Prima Repubblica, Alberto Vannucci, professore di Scienza Politica presso l’università di Pisa, ci aiuta a conoscere l’atlante della corruzione che, forse, sarà pure mutata geneticamente, ma non è scomparsa.  Come dimostrano tra l’altro le recenti notizie di cronaca. Nel libro («L’atlante della corruzione», edizioni Gruppo Abele, 18 euro) Vannucci ci dà le coordinate di un malcostume non solo italiano, ma sicuramente ben radicato nel nostro paese, che ci costa, come dimostra l’ultimo report della Corte dei Conti, tanti soldi: 60 miliardi di euro all’anno. Soldi che, di questi tempi, servirebbero a ben altro. Il libro è strutturato proprio come un atlante. Le indicazioni per seguire la scia della corruzione in Italia passano per sette domande principali: che cos’è la corruzione, chi corrompe chi, il quanto, perché, come, il dopo e soprattutto che fare dopo i casi di corruzione. Ci sono grafici, dati e un’analisi che confronta l’Italia contro gli altri paesi del mondo: le classifiche non sono rassicuranti. Dal 2008 al 2012, l’ultima legislatura, ci sono stati 90 parlamentari condannati, indagati o arrestati per reati di corruzione. E pensare che Mani Pulite sembrava solo un ricordo. Piuttosto datato tra l’altro.

 

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