Archivio mensile:novembre 2012

Il corpo del romanzo al tempo (bastardo) di twitter

Ecco il mio articolo uscito oggi per Qn sulla pagina della Lettura

Matteo Massi

Lei, lui e twitter. Lei è Jennifer Egan, l’ultimo premio Pulitzer, anche se datato 2011, perché quest’anno non è stato assegnato e quindi lei è già entrata nella storia. Lui è Jonathan Franzen, l’ultimo romanzo “Libertà” è finito anche sul comodino di Obama e da qualche giorno è in libreria una sua raccolta di saggi, “Più lontano ancora” (Einaudi). Twitter invece se la gioca con Facebook nella sfida dei social network più utilizzati nel globo. Twitter unisce, ma nel caso dei due scrittori divide anche. E parecchio. La Egan non è schizzinosa nei confronti delle nuove tecnologie in generale. Ne “Il tempo è un bastardo” (Minimum Fax editori) che le è valso il premio Pulitzer appunto, costruiva l’ultimo capitolo come se dovesse mostrarlo in una lavagnetta luminosa ai suoi lettori. L’ha scritto, tanto per intendersi, con “PowerPoint”, uno dei programmi del pacchetto Office per le presentazioni. Ma non le è bastato. Qualche tempo fa il New Yorker, per cui ha scritto anche Franzen un ricordo bellissimo dell’amico Foster Wallace (scomparso quattro anni) disponibile solo su Facebook con polemiche annesse, l’ha messa alla prova: un racconto al tempo dei social network. E lei ha fatto la controproposta: una storia costruita con Twitter, con tanti “cinguettii” che non possono superare i 140 caratteri. Una prova di sintesi senza intaccare l’intreccio romanzesco. La Egan ha accettato la sfida e ha fatto qualcosa come un doppio “carpiato”, scrivendo quella che a tutti gli effetti sembra una spy story: “Scatola nera” (la traduzione italiana) che sarà pubblicata solo in formato digitale. Il suo editore italiano, Minimum Fax, una decina di giorni fa, con lo stesso sistema (i tweet) ha messo in rete la prima parte del libro. E sul web – ma non solo lì – si è scatenato un vero e proprio dibattito: dove finirà la letteratura? L’esperimento della Egan ha funzionato e anche i lettori italiani aspettavano, ogni sera (dopo cena), la loro dose giornaliera del racconto, facendo scivolare le dita su uno smartphone o un tablet o incollandosi davanti al monitor del computer. Franzen, per dirla alla Fornero, si è rivelato invece decisamente “choosy” (schizzinoso) nei confronti di quelle che vengono considerate le nuove frontiere dei libri. E soprattutto dei social network. Se sente parlare di twitter, tanto per restare in tema, ripete più o meno così: “Questa storia che siano caduti i regimi grazie alla ribellione su Twitter, mi fa ridere. Mi volete dire che prima di quel social network non era stato rovesciato nemmeno un governo?”. E non parlategli di e-book. Non ne fa una questione della perdita di “aura”, quella evocata da Walter Benjamin nella sua opera più famosa (“L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”). Ma di permanenza che è poi è più meno lo steso concetto traslato su questo nuovo millennio. “Leggere un libro su un video ti dà sempre l’idea di poter modificarne il testo”. E questa sfida a distanza sembra davvero una questione anatomica: in gioco c’è il corpo del romanzo.  

 

 

 

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Libri/1 La magnifica e tutt’altro che irresistibile vita del professor Stoner

John Williams

Stoner

Fazi editore

17,50 euro

Un romanzo sulla vita di un professore. Un prof per niente eccentrico, anzi centrato sul compito, devoto al lavoro e a una forma della famiglia che non sempre (anzi, quasi mai) riesce a decifrare. Non c’è niente di irresistibile nella vita del professor William Stoner. Ma non riuscirete a staccarvi dalle pagine di questo romanzo di John Williams. Un po’ polveroso, vista la prima edizione datata metà anni Sessanta. Nel 2003 negli Usa lo ripubblicarono e diventò quasi un caso letterario con colpevole ed evidente ritardo. Quando al liceo ci parlavano della magia dell’intreccio di un romanzo, nessuno aveva la netta percezione di che cosa si trattasse. Leggendo famelici (è questo il termine giusto, nessuna esagerazione) questo libro ci si renderà conto che a un buon romanzo non bastano i colpi di scena, i personaggi eccentrici, le scene di sesso anche abbastanza estreme per essere tale. E infatti in questo “Stoner” non c’è niente di tutto questo. Al centro del romanzo c’è un ragazzo che parte dalla campagna per andare a studiare Agraria. E che diventerà invece di un agronomo utile alla fattoria di casa, un prof di letteratura inglese. Come sia possibile che ciò accada? Folgorazione per le lezioni del suo prof, la prima delle tre in questo romanzo: la seconda sarà per una donna che diventerà sua moglie, la terza per un’altra donna che sarà la sua amante, anche se per poco. Questo è un romanzo umano, fatto di carne, ossa, sangue, cuore che pompa e che si arresta, artriti. Vita ordinaria, non eccezionale. Vita di un prof, non di una persona che cambia il corso degli eventi e della storia. E forse proprio per questa sua umanità non ci si riesce a staccarsi prima di averlo finito. Un’esperienza da provare.

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Dal boom allo spread: l’Italia de “Il Sorpasso” non c’è più

 

Il mio articolo uscito su http://www.quotidiano.net

 

di Matteo Massi

Roma, 4 novembre 2012 – C’era una volta il sorpasso. Quello in cui «stiravi» la macchina fino a 130 chilometri all’ora. Quello alla Bruno Cortona. E ora il sorpasso non c’è più. O meglio se ci provi rischi grosso. Freccia o non freccia, conta poco. Gli autovelox possono ridurre in minuscoli pezzetti di carta la patente a tutti. Cinquanta anni dopo il film di Dino Risi, il primo road movie italiano (l’«Easy Rider» a stelle e strisce si sarebbe ispirato sette anni dopo al capolavoro di casa nostra), quattro praticanti della scuola di giornalismo di Perugia(Giorgia Cardinaletti, Alberto Gioffreda, Micol Pieretti e Laura Cervellione) hanno ripercorso la scorsa estate l’Aurelia. Da Roma a Castiglioncello. Trentasei ore per vedere come l’Italia è cambiata in cinquant’anni. Da quest’esperienza uscirà un docufilm.

Dal boom allo spread. L’italiano, inteso come lingua, cinquanta dopo, è contaminato dagli anglicismi. Un po’ come quando Vittorio Gassman, il protagonista, il Bruno Cortona de «Il Sorpasso», dice al suo compagno d’avventura, assai estemporaneo, Roberto (Jean Louis Trintignant), dopo avergli rotto la mensola del bagno: «Sono veramente sorry». Lo spread aggredisce e lascia poco spazio ai sogni. Il boom faceva sognare. E osare. Così Cortona osa sulla strada che porta al mare, l’Aurelia appunto. Sorpassi e controsorpassi. E poi spacconate. Quella era l’Italia del boom. Con una Lancia Aurelia sotto il sedere si poteva sfidare la noia di un Ferragosto in città. Roma era deserta. Tutti in vacanza. Non come nell’ultimo Ferragosto dove la capitale era decisamente un po’ più piena (ma solo per utilizzare un eufemismo). Bastava un pieno di Super da 3mila lire per girare l’Italia. «Il nostro pieno per queste 36 ore di viaggio sui luoghi de ‘Il Sorpasso’ – racconta Giorgia Cardinaletti – c’è costato 120 euro. Anche noi avevamo una Lancia Aurelia, gentile concessione di alcuni collezionisti d’auto d’epoca». Così è iniziata l’avventura 2.0 on the road, un’avventura non solo ai tempi dello spread, ma anche dei social network: da Twitter a Facebook. Passando per l’immancabile blog (www.ilsorpasso2012.wordpress.com).

«Abbiamo girato il nostro ‘Sorpasso’ con Ipad, telecamere e abbiamo messo subito tutto in rete. In poco tempo si è scatenata una vera e propria operazione nostalgia». Anche perché i tempi sono, inevitabilmente, cambiati. «Il ristorante di Civitavecchia – racconta Giorgia – ha chiuso proprio cinquant’anni dopo la mitica scena del film. Colpa anche della crisi. E siamo andati a ricercare anche le comparse». Risultato? «Erano gli anni del boom sì, ma c’era anche chi non aveva ancora da mangiare. E le comparse ricordano ancora il cestino del set». Che oggi si chiamerebbe lunch box. «Il bambino che compariva dall’Ape nel film, ora fa il pescatore e ci ha raccontato la sorpresa e la magia di vedere girare un film a Castiglioncello». Le spiagge. «Lo scorso agosto siamo andati ai Bagni Ausonia e in tutto il litorale si sentiva forte l’odore della crisi. Si tagliano le vacanze, perché, come dicono anche nel film, ‘non sono il pane’. E la spiaggia quella dove Gassman e Trintignant dormono sulle sedie a sdraio, si è dimezzata. È stato costruito un frangiflutti, sono cambiate le correnti e il risultato è stato questo».

Sognare cinquant’anni dopo diventa difficile. E il cartello «Camera dei Deputati» che Gassman ostentava smaccatamente nel film, non incute più la stessa soggezione di un tempo. E nemmeno la stessa riverenza. «Abbiamo recuperato anche quell’oggetto e l’abbiamo messa nella macchina, quando ci siamo fermati, molti si chiedevano quasi che cosa fosse». Nessuna corsia preferenziale, ovviamente, questi sono anche i tempi dell’antipolitica. Trentasei ore di viaggio, una marea di istantanee e di immagini. I quattro de «Il Sorpasso 2.0» sognano ancora. «Intanto abbiamo preparato il trailer – raccontano – . Abbiamo un canale YouTube («Sorpasso 2012») e speriamo che il nostro film possa entrare in qualche sezione paralella di festival cinematografici». L’Italia precaria dello spread non ha perso la voglia di reinventarsi, di raccontarsi. Ma soprattutto di sognare.